Signor Dolore

da | 15 Nov 2020

Cristo velato

Tempo di Lettura: 2 minuti

La scelta di cominciare questa rubrica con la fiaba “Signor Dolore” di Giovanna Pisano non è casuale, ma dettata dalle vicissitudini e dal travaglio esistenziale che noi tutti stiamo vivendo in questi mesi. Mai come adesso, forse nemmeno durante l’ultima guerra mondiale, quando ancora non esisteva l’attuale strapotere mediatico, l’umanità si è trovata così universalmente unita nel condividere le stesse emozioni e i medesimi stati d’animo.

Incredulità, senso d’impotenza, paura, ansia, angoscia, rabbia, solitudine, senso di colpa, dolore sono diventati così permanenti e pervasivi da condurre molti di noi a disperare sempre più del futuro. Per questo troviamo estremamente incoraggiante e di buon auspicio cominciare questa rubrica con la fiaba Signor Dolore di Giovanna Pisano.

 

SIGNOR DOLORE

C’era una volta nel paese degli ulivi un uomo che tutti chiamavano “Signor Dolore”, perché chiunque, animale, pianta o umano passasse di lì, lasciava sul suo volto i segni della propria malinconia, per poi proseguire il viaggio sereno e pacificato.

Così di giorno in giorno e di anno in anno a Signor Dolore pareva sempre più che tutto intorno fosse irreparabilmente ammalato, e sentiva crescere dentro una tristezza che si fece infinita. Decise allora di partire alla ricerca di un luogo, forse un lago, dove poterla versare.

Ma Uomo Montagna, invidioso di tutte le partenze, col suo busto imponente e severo gli impedì il cammino. Signor Dolore, però, che da poco aveva imparato a guardare, scorse sul ruvido petto di Uomo Montagna dei buchi: erano le ferite di anni passati a veder partire gli altri, e vi passò attraverso.

Giunto dall’altra parte incontrò una libellula compassionevole che gli donò una delle sue ali: «per sentirti più leggero» disse. Più avanti un fiore generoso che gli prestò uno dei suoi petali: «per farti scaldare e illuminare» disse. Più avanti ancora un vento gentile che gli fece ascoltare una delle sue melodie: «per consolarti» disse. E quella melodia così recitava: «sciogli il dolore, dolore profondo, che hai raccolto nel grembo dal mondo. Scendi nel pozzo a prendere il pianto, e tutto affidalo a un canto».

Signor Dolore si sentiva ora meno triste, ma nessun luogo trovava dove versare le lacrime rimaste, finché una mattina una voce dall’alto lo chiamò: «Signor Dolore, sono il Cielo, vuoi piangere insieme a me? Tu le tue lacrime e io la mia pioggia».

E così fu, e quelle lacrime formarono un grande lago dove ogni viandante si immergeva a lavare via le brutte malinconie.

 

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