La narrazione di sé attraverso il body tracing

da | 27 Lug 2020

La strada che porta al centro del cuore, di ogni percorso sulla crescita personale, è la conoscenza di sé. Conoscere se stessi, prendere contatto con la time line della nostra vita, è il punto di partenza di ogni cammino, che porta al raggiungimento della soglia del traguardo, di qualsiasi obiettivo da raggiungere. Maggiore è la capacità di relazionarsi con il mondo interiore, il proprio sentire, le emozioni interpretate, le capacità e le difficoltà percepite, migliore sarà la capacità di riconoscere e distinguere punti di forza e di debolezza, che risiedono in ognuno di noi.
Conoscere i nostri punti di forza può essere molto utile per conseguire alcuni obiettivi personali e professionali, ma prendersi cura dei propri punti di debolezza è altrettanto importante e cosa molto più rara, poiché avere consapevolezza dei propri limiti, equivale a migliorarsi attraverso l’accettazione, l’esternazione e una possibile trasformazione degli stessi.

L’esplorazione dell’equilibrio tra i suddetti punti, nel Metodo Autobiografico Creativo per l’Intelligenza Emotiva e la Crescita Personale di Stefano Centonze, è affidato al laboratorio sulla Sagoma, un lavoro molto importante finalizzato alla ricerca e al riconoscimento del nostro confine corporeo.
Tracciare la sagoma del proprio corpo rivolge, in un primo momento, il focus di tutta la nostra attenzione al corpo fisico, la narrazione di sé comincia così a delinearsi attraverso il disegno del nostro confine. La grafia dei segni, che inizia a prendere forma, ad ampliarsi e a lasciare tracce sul foglio bianco, concede alla mente la possibilità di riflessione e ascolto.
Il riempimento di colore di alcune sezioni, con la scelta di particolari misture, che stimolano le nostre percezioni sensoriali, arricchisce di nuovi elementi la narrazione, e completa il racconto pittorico, nel confine corporeo di una determinata postura, che sentiamo particolarmente vicina, pronta a rappresentarci, nel momento in cui la scegliamo per esprimerla graficamente.
Il body tracing, o traccia corporea, come un vero autoritratto del corpo, apre le porte alla conoscenza di sé, tramite il racconto che il corpo incarna e rievoca, in quanto contenitore e contenuto della linea temporale dei nostri vissuti, sentimenti ed emozioni, sostenitore straordinario, insieme alla mente, della nostra storia personale.

Integrare al segno tracciato dalla mano, sul foglio bianco, il movimento corporeo abbinato a un movimento musicale, aiuta a percepire l’equilibrio, il ritmo e lo stile narrativo del proprio corpo che si muove nello spazio come rappresentazione di sé.
Osservare le posizioni, che il corpo assume di volta in volta, e che si susseguono definendosi in molteplici geometrie, per poi staccarsi e lasciarsi trasportare dal movimento musicale, identificandosi e confondendosi con il ritmo o la melodia, seguire la plasticità nel dettaglio di alcune sezioni, che partono dal movimento della testa per finire alla punta dei piedi, aiuta a esplorare una definizione profonda del nostro confine corporeo, che volge al cambiamento della forma, mutando ad ogni piccolo movimento nello spazio.

Soffermarsi su alcuni di questi movimenti e fermarli attraverso uno scatto fotografico, ci permette di osservarci in posture spazio-temporali di cui non abbiamo mai approfondito l’esistenza, con cui imparare a conoscersi e riconoscersi, e soprattutto narrarsi, poiché nel ritmo frenetico della vita, difficilmente si ha la possibilità, di provare una dimensione di ascolto di sé, così intensa.
Attraverso lo sguardo allungato del nostro obiettivo fotografico, esaminiamo i punti di forza e di debolezza del nostro corpo, osserviamo i punti di ripresa fotografica dall’alto e dal basso della nostra figura, ci lasciamo guidare dalla scoperta di singolari prospettive, e fermando alcuni di questi momenti con un click fotografico, ci apriamo a nuove e sorprendenti possibilità di lettura, cominciando a guardare da un insolito punto di vista, come se fosse la prima volta, anche ciò che conosciamo e abbiamo già osservato per molte volte, il tutto in uno spazio allargato a nuove profondità e sentimenti.

Porre uno sguardo intimo e profondo sul nostro corpo, per definirne la sagoma, attraverso il percorso con il Metodo Autobiografico Creativo per l’Intelligenza Emotiva e la Crescita Personale, non può che portare, nel nostro quotidiano, ulteriori rivelazioni e la consapevolezza di una più autentica narrazione di sé, che aiuta a guardare con occhi nuovi, anche ciò che di più antico partecipa e vive intorno a noi: il nostro fuori.
Un esterno si forma, attraverso vari elementi, sul foglio bianco, più in là della linea di confine che traccia la nostra sagoma, poiché l’immagine corporea, oltre ad essere legata fortemente al mondo emotivo interno, si lega alle figure e alle relazioni più significative del mondo esterno, che appartengono alla nostra storia personale.
Comprendere quali storie racconti la sagoma del nostro corpo sul foglio bianco che, quasi come uno specchio, cattura e rimanda, tracce, disegni, colori, parole, immagini, ci porta a riflettere sulla trama della nostra esistenza, a sentire come comunichiamo i nostri aspetti fisici, mentali ed emozionali, a esplorare chi siamo veramente o anche chi vorremmo essere, ad attraversare punti di forza e di debolezza che risiedono in noi, concedendoci la libertà di rafforzare la nostra immagine, per ricrearci attraverso una nuova narrazione.

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