Gratitudine, empatia e meditazione: il Progetto Resilienza nelle scuole australiane

da | 11 Nov 2020

Tempo di Lettura: 6 minuti

Hugh van Cuylenburg è cresciuto con due passioni: il cricket e l’insegnamento. Dopo un’esperienza in Inghilterra come giocatore professionista di cricket è tornato in Australia per svolgere la professione di insegnante elementare. Avendo a cuore il benessere emozionale e mentale dei propri studenti, ha sviluppato The Resilience Project, un programma per insegnare ai ragazzi a essere felici coltivando la resilienza. Nel 2012, ha lasciato l’insegnamento per dedicarsi a tempo pieno alla diffusione del suo progetto.

Come aumentare il proprio benessere emozionale e mentale

The Resilience Project nasce dall’idea che la resilienza sia l’abilità più importante che un bambino possa sviluppare. Hugh van Cuylenburg progetta e diffonde in Australia un programma volto a migliorare il benessere emozionale e mentale degli studenti e per far comprendere il potere sottovalutato delle relazioni autentiche, attraverso l’utilizzo di tre semplici pratiche:

  • gratitudine,
  • empatia e
  • meditazione.

C’è, infatti, una sorta di superpotere che si sprigiona ogni volta che ci relazioniamo e ci interessiamo autenticamente a qualcuno, ascoltando la sua storia, guardando il suo viso, prestando attenzione al tono della voce. Il progetto si è rivelato così valido ed efficace da essere adottato anche nel mondo dello sport e del lavoro.

Trovare il proprio scopo partendo da un evento personale drammatico

The Resilience Project è il frutto di due significative esperienze vissute da Hugh Van Cuylenburg. La prima è un evento drammatico che coinvolge personalmente l’autore e riguarda la malattia che colpisce la sorella dodicenne.  Per quattro lunghi anni Georgia soffre di anoressia nervosa, sconvolgendo l’armonia e l’equilibrio familiare. La seconda significativa esperienza di Hugh van Cuylenburg riguarda i mesi  trascorsi nel 2008 in uno paesino del nord dell’India, dove insegna inglese come volontario.

Senza acqua corrente, elettricità, né tantomeno comodi letti in cui dormire, i ragazzini che frequentano questa piccola scuola hanno tutti un tratto comune: sono felici! Com’è possibile che un gruppo di ragazzini, che non hanno praticamente nulla e vivono in un paesino sperduto ai piedi dell’Himalaya, siano ogni giorno così allegri e felici? Mentre, nel mondo occidentale, sempre più studenti soffrono di disturbi come ansia o depressione? Come può essere che una ragazzina, cresciuta in una famiglia premurosa, che frequenta una delle migliori scuole di una città ricca e moderna, abbia potuto soffrire per quattro lunghi anni di una malattia nervosa?

The Resilience Project nasce proprio dall’esigenza e dal bisogno di rispondere a tutti questi interrogativi.

La gratitudine è la capacità di apprezzare ciò che abbiamo invece di preoccuparci per ciò che non abbiamo

Tra gli studenti della scuola un ragazzino, in particolare, spicca per l’allegria contagiosa che sprigiona. Osservandolo bene nella quotidianità, una caratteristica è subito evidente nei suoi comportamenti: Stanzin è grato per ogni cosa bella che la vita gli dona. È entusiasta di andare a scuola, di avere degli amici, di avere un campo giochi con un’altalena sgangherata con cui divertirsi con i compagni. È grato per il piatto di riso che gli viene offerto quando non ha niente con sé per il pranzo. È felice per le scarpe che indossa. Non solo è grato, ma esprime questa gratitudine in ogni circostanza.

Un comportamento profondamente diverso da quello che caratterizza noi occidentali, sempre pronti a sottolineare ciò che non abbiamo e a concentrare la nostra attenzione verso tutto ciò che ci manca.

Esprimere gratitudine fa piacere sia a chi la riceve, sia a chi la esprime come si può facilmente sperimentare attraverso questa attività proposta da Martin Seligman, il padre della psicologia positiva:
“Chiudi gli occhi e pensa a qualcuno ancora in vita che anni fa ha fatto qualcosa per te che ti ha cambiato in meglio. Qualcuno che non hai ancora ringraziato come si deve. Ora scrivi una lettera a questa persona, ringraziala in modo concreto, sii specifico su cosa ha fatto per te e come questo ha cambiato la tua vita. Consegna la lettera di persona.”
Questa semplice pratica è capace di generare uno dei momenti più belli della nostra vita, che ricorderemo a lungo. Ben poche cose provocano momenti così memorabili.

Empatia significa sviluppare la gentilezza mettendosi nei panni degli altri

Stanzin è un ragazzo gentile che sente e comprende gli altri, si preoccupa quando vede un compagno in disparte e cerca subito di includerlo nel gioco. Il suo è un approccio empatico fatto di ascolto e sensibilità e di piccoli gesti spontanei di gentilezza verso chi sente di averne bisogno.

Fare del bene, essere gentili aumenta il nostro benessere in quanto il nostro cervello rilascia ossitocina, l’ormone dell’amore responsabile del benessere! Un gesto gentile e altruista è quindi positivo tanto per chi lo riceve quanto per chi lo compie.

Il potere della mindfulness e della presenza

La mindfulness è una pratica meditativa per allenare la mente a essere presenti con consapevolezza nel qui e ora. In questa piccola scuola indiana, composta da 150 ragazzi di età compresa tra i 4 e i 16 anni, gli studenti sono educati, tranquilli e attenti. Sanno che andare a scuola è una fortuna e sono grati per questo. Oltre a esprimere gratitudine ed essere gentili, fanno una cosa “strana” ogni mattina prima di iniziare le lezioni: meditano. Tutti i giorni, dalle 8.30 alle 9.00 si ritrovano fuori dall’edificio e, seduti a terra, meditano.

Si tratta di un’attività che i ragazzi potrebbero benissimo saltare in quanto non è obbligatoria, eppure sono sempre tutti presenti. Il perché risiede nella sensazione di benessere e di calma che si ottiene quando si impara a vivere nel presente, vivendo ogni momento come un dono, consapevoli di ciò che ci circonda, attenti al nostro corpo e a ciò che accade alla nostra mente, senza pensieri, preoccupazioni e lamentele che possano distrarre.

Un forte coinvolgimento emotivo e un clima positivo e rilassato in classe sono la base dell’apprendimento

Quando Hugh van Cuylenburg torna dall’India scopre di avere uno scopo nella vita: aiutare bambini e ragazzi a essere felici. L’idea è quella di creare un buon clima in classe, un’atmosfera rilassante e piacevole. Se i ragazzi vanno a scuola volentieri imparano senza sforzo e con profitto. Diverse ricerche dimostrano che si impara meglio quando si sta bene e quando vi è un forte coinvolgimento emotivo.

La prima cosa che l’insegnante mette in pratica è l’ascolto dei racconti dei ragazzi, offrendo supporto quando hanno bisogno di sfogarsi ed essere capiti, senza giudicare né fornire consigli. Per favorire il benessere emotivo e mentale dei suoi studenti utilizza ogni giorno, nel corso delle sue lezioni, musica, divertimento e movimento, tutti ingredienti utili a creare un’atmosfera scolastica piacevole e a influire positivamente sull’umore.

Sperimentare quotidianamente la strategia GEM (gratitudine, empatia e mindfulness) a scuola

Hugh van Cuylengurg decide di applicare nella sua classe i principi GEM partendo dalla gratitudine e chiedendo quotidianamente ai suoi ragazzi di elencare tre cose buone della giornata prima che tornino a casa. Vuole che la gentilezza divenga una pratica quotidiana e per questo si fa raccontare, in privato, dai suoi studenti  quando sono stati gentili con qualcuno, cosa che poi comunica via mail ai genitori, rendendoli partecipi ed entusiasti dell’altruismo dei propri figli.

Infine, inserisce nella classe una routine inizialmente percepita come bizzarra. Prima dell’inizio delle lezioni, i ragazzi fanno una passeggiata per i campi sportivi scolastici prestando attenzione a tutti i rumori e alle sensazioni percepite per poi metterle per iscritto. All’inizio gli studenti si dimostrano annoiati, ma dopo pochi mesi non vedono l’ora di praticare la mindfulness che si rivela particolarmente efficace per sviluppare e accrescere autostima e benessere.

Provare gratitudine aumenta il nostro benessere

Come dimostra Martin Seligman, fondatore della psicologia positiva, c’è un modo semplice per essere più felici: scrivere ogni giorno tre cose che sono andate bene, motivandole. Se ci focalizziamo con costanza sulle cose buone e belle, dopo circa un mese di pratica quotidiana, alla nostra mente verrà naturale cercare altri segni di positività intorno a noi.

La mente umana, infatti, non è portata a cercare nell’ambiente solo  i segnali negativi, ma può essere allenata a fare esattamente il contrario. A lungo andare, saper riconoscere situazioni, cose, persone intorno a noi di cui essere grati ci rende più felici, calmi e sereni.

Insegnare ai bambini la gratitudine, e come metterla in pratica, può offrire loro un valido supporto per affrontare le difficoltà della vita, con calma e presenza.

La nascita di The Resilience Project

Il primo passo concreto per la nascita di The Resilience Project avviene quando un ex collega chiede a Hugh van Cuylenburg di fare una presentazione nella sua classe per raccontare della sua esperienza in India. Questa prima presentazione riceve un’accoglienza così entusiastica che Hugh van Cuylenburg decide di lasciare l’insegnamento per dedicarsi anima e corpo allo sviluppo del suo progetto.

In breve tempo moltissime scuole australiane decidono di integrare i principi GEM nella didattica e nel proprio programma annuale, spinte soprattutto dai preoccupanti dati sullo stato di salute mentale di bambini e adolescenti. Vengono organizzati seminari e workshop anche per i genitori e un programma annuale di supporto agli insegnanti. Dopo soli due anni dal suo lancio nel 2012, The Resilience Project è già adottato da 500 scuole australiane.

Gratitudine, empatia e mindfulness funzionano anche nello sport e sul lavoro

The Resilience Project, dopo una prima presentazione che raccoglie entusiasmo, stupore e commozione, viene presentato a molti welfare manager delle squadre del campionato australiano di rugby e riscuote molto apprezzamento anche nel mondo del football. Numerosi giocatori racconteranno in seguito che ascoltare la storia di Stanzin li ha aiutati in un momento in cui pensavano di mollare tutto.

La pressione dovuta alla continua esposizione mediatica, la mancanza di privacy, le aspettative pressanti, le critiche ricorrenti, l’impegno quotidiano degli allenamenti e delle partite possono portare un giocatore professionista a soffrire di disturbi mentali. Proprio come bambini e adolescenti, anche gli sportivi hanno bisogno di sviluppare gratitudine, empatia e consapevolezza, per contenere la pressione legata al proprio mestiere! La salute emotiva e mentale, infatti, è un argomento trasversale che certamente non può lasciare insensibile il mondo dello sport e del lavoro.

Ad oggi The Resilience Project ha realizzato programmi di benessere emotivo e mentale in più di 1400 scuole, in numerose squadre di rugby, football e calcio ed è stato adottato da oltre 500 aziende.

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Dal lunedì al venerdì, dalle 9:00 alle 17:00.
Referente progetto: Dott.ssa Laura Rosato

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