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La fascinazione creata dalla fiaba ha la sua origine dall’essere immagine creativa di qualcosa di profondo e antico che fa parte dell’essenza stessa dell’uomo e del mondo nel quale vive

Fino al XVII secolo la fiaba esisteva come racconto per adulti: individui “originali”, spesso reietti e derisi dal contesto sociale, viaggiavano di villaggio in villaggio, dando voce a storie fantastiche e incantando gli ascoltatori. La fascinazione creata dalle fiabe ha la sua origine dall’essere immagine creativa di qualcosa di profondo e antico che fa parte dell’essenza stessa dell’uomo e del mondo nel quale vive, ciò che Jung definirebbe “archetipi”. Si tratta di contenuti premianti, per lo più inconsci che tuttavia informano l’animo umano e la sua comunità e che vengono espressi nelle storie in modo mediato, attraverso la metafora delle vicende narrate, per rivelarsi potentemente ma senza turbare chi ascolta, così da essere molto utili nel percorso di crescita personale umana.

Certamente la fiaba racconta le vicende di un protagonista che attraversa mille peripezie prima di giungere ad una finale più o meno positiva, ma anche e soprattutto parti del nostro Io, componenti della nostra personalità conscia e inconscia, celate dalle immagini fantastiche di principi e mostri, nelle quali possiamo riconoscerci.

Uno degli archetipi più interessanti e difficili allo stesso tempo che la tradizione delle fiabe affronta è quello dell’ombra che nelle storie prende la forma, solitamente, dell’antagonista o dell’impedimento che si oppone al protagonista delle vicende narrate.

Il nemico emerge in ogni racconto che possa definirsi tale: senza il suo malefico intervento, i suoi trabocchetti, il suo opporsi all’apparente equilibrio della vita del personaggio principale, quest’ultimo non verrebbe coinvolto in una serie di fatti inaspettati che vanno componendo l’intreccio tanto coinvolgente per l’ascoltatore. Senza l’antagonista non avremmo fiaba, non esisterebbero limiti da superare nè pericoli da affrontare e, naturalmente, non ci sarebbe nulla da raccontare.

Ma che cosa rappresenta per noi l’ombra/antagonista? Quale parte di noi stiamo inconsciamente svelando grazie ad esso?

Questo misterioso archetipo delle fiabe, secondo la psicologia (M. von Franz, “L’ombra e il male nelle fiabe”, ed. Boringhieri, Torino 1995), rappresenta una parte di noi che non conosciamo e per lo più inconscia. Essa non può essere contattata direttamente, fa parte di noi e in quanto tale condiziona la nostra vita, ma solo addentrandoci nel processo di conoscenza e crescita personale iniziamo a prendere consapevolezza della sua esistenza. Secondo Jung e i suoi allievi uno dei prime manifestazioni attraverso cui essa prende forma, per chi decide di intraprendere un percorso di conoscenza di sé, sono i sogni, dove si possono riconoscere immagini che rappresentano vere e proprie personificazioni di questo lato oscuro e inesplorato che alberga in noi.

“L’antagonista/ombra” rappresenta non solo qualcosa di cui, consciamente o meno, abbiamo paura perché sconosciuta, ma anche e soprattutto il potenziale che ciascuno di noi ha in sé e che attende di emergere nelle nostre vite.

Integrare questa parte diventa quindi di fondamentale importanza per il nostro benessere poiché significa attingere a talenti e risorse nuove e sorprendenti presenti in noi.

Affrontare paure e territori nuovi è un passaggio non facile, tuttavia può essere accompagnato dai mezzi potenti e interessanti offerti dalla creatività con il Metodo Autobiografico Creativo nella crescita personale di Stefano Centonze. Attraverso questa modalità di lavoro contattiamo la parte più profonda e vera di noi e, superando i sistemi logici e analitici del linguaggio umano, ci viene offerta una via piacevole – quella creativa – per permetterci di esprimere ciò che a parole sarebbe impossibile fare.

Il Metodo Autobiografico Creativo, infatti, ci permette di esprimere il mondo delle emozioni con le sue mille sfaccettature, dando forma a quella parte ricca e profonda che alberga nell’animo umano e che troppo spesso non ha modo di poter emergere costruttivamente.

Il fare creativo, quindi, ci permette di porci in una posizione di “osservatore esterno” riguardo il nostro mondo interiore e, proprio come succede con gli elementi che compongono una fiaba, abbiamo la possibilità di guardare e conoscere ciò che sempre era rimasto celato in noi.

La nostra crescita personale e il prendere contatto con nuove risorse trae quindi grande vantaggio da  un approccio creativo: un manufatto artistico, un suono, un movimento consapevole, il modellare la materia, fino ad arrivare alla creazione di personaggi, intrecci, storie, sono potenti modalità che ci permettono di far emergere ciò che può trasformare la nostra vita proprio perché ci riguarda intimamente.