ESBZ: la scuola di Berlino che valorizza gli studenti

da | 13 Gen 2021

ESBZ

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Molte delle nostre attuali scuole, al contrario di altri tipi di organizzazione, sono probabilmente quanto di più lontano si possa immaginare dall’autonomia e dall’autogestione. Per questo sono sempre di più coloro che invocano, a gran voce, l’innovazione, il rinnovamento e la sperimentazione di una nuova governance dell’intero sistema educativo.

Lo spirito guida della scuola

Un esempio eccezionale di scuola che sta rivoluzionando l’insegnamento si può trovare a Berlino, in Germania. L’Evangelische Schule Berlin Zentrum (ESBZ) è una scuola per bambini e ragazzi dai sei ai diciotto anni, nata con l’ambizioso obiettivo di reinventare la scuola, rendendola più coerente con l’epoca odierna che, con l’avvento di Internet e la crescita esponenziale delle innovazioni tecnologiche, ha mutato radicalmente le modalità di apprendimento e di reperimento delle informazioni.

Lo spirito guida della scuola è Margret Rasfeld, ex insegnante di scienze e innovatrice radicale, secondo la quale l’istruzione deve rendere giustizia al vero potenziale dei bambini e alla loro vera natura coinvolgendo non solo le loro menti, ma anche le loro mani, i loro cuori e le loro anime. L’obiettivo della scuola è di insegnare agli allievi a “motivarsi da soli”, a non avere continuamente bisogno di riconoscimenti e conferme per progredire nel proprio percorso di studio e lavoro.

Gli ottimi risultati raggiunti alla maturità dagli studenti della ESBZ  hanno fatto sì che la scuola sia diventata, nel tempo, un modello di riferimento per molti istituti privati in diverse aree della Germania. 

A scuola di autonomia e responsabilità

La scuola afferma nei suoi principi fondanti che tutti i bambini sono unici e hanno preziosi talenti da valorizzare. Il modo stesso in cui questi ragazzi camminano nella loro scuola sembra dire che queste sono più di semplici parole; gli studenti sembrano, infatti, aver interiorizzato i principi guida della scuola persino nel fisico, nella postura e nelle attitudini. I bambini hanno la piena responsabilità del loro apprendimento. Per la maggior parte del tempo gli studenti auto – apprendono e si insegnano l’un l’altro. Gli adulti agiscono in qualità di insegnanti tradizionali solo quando ce n’è bisogno. Gli studenti scelgono il ritmo di apprendimento a loro più congeniale, studiando per conto proprio o in piccoli gruppi quando serve. Quando hanno domande, chiedono prima ad altri studenti e solo nel caso in cui i loro compagni non sono in grado di aiutarli si rivolgono all’insegnante. Le classi mescolano diversi livelli cosicché i bambini alternano continuamente il ruolo di allievo a quello di insegnante.

Una scuola straordinariamente inclusiva

Dal momento che il ritmo di apprendimento è individuale, ESBZ è diventata una scuola straordinariamente inclusiva. In ogni classe ci sono bambini autistici e con leggere o gravi disabilità di apprendimento, che normalmente sarebbero destinati a frequentare una scuola per persone con esigenze particolari, ma qui possono semplicemente lavorare a fianco degli altri studenti seguendo il loro ritmo. Mediante dialoghi settimanali individuali, in cui vengono discusse anche le questioni emotive o relazionali che gravano nella mente del bambino, gli insegnanti e gli studenti hanno la possibilità di conoscersi l’un l’altro a un livello molto più profondo che nelle scuole tradizionali. I bambini e i ragazzi sanno che qualcuno si interessa a loro ed è lì per ascoltarli.

Poche materie di base

L’apprendimento delle materie di base occupa le prime due ore della mattina. Gran parte della giornata trascorre lavorando su progetti individuali o di gruppo che hanno applicazioni nella vita reale. Durante la settima e l’ottava classe, per tutto l’anno, gli studenti trascorrono due ore ogni mercoledì fuori dalla scuola, impegnati in una materia chiamata “Responsabilità”. Alcuni lavorano con le case di riposo, mentre altri organizzano giochi negli asili nido. I ragazzi sperimentano così che cosa significa prendere l’iniziativa, rendersi indispensabili, fare la differenza nella vita di altre persone. Nell’ottava, nona e decima classe, gli studenti frequentano un corso chiamato “Sfida” in cui sono invitati ad approfondire alcuni aspetti del potenziale innato che giace dormiente in loro, sfidando se stessi a uscire dalla loro comfort zone. Daniel, un sedicenne molto estroverso, trovò la sua sfida in tre settimane di silenzio meditativo in un monastero. Altri studenti attraversarono tutta la Germania in bicicletta, con pochi soldi in tasca, chiedendo ospitalità per dormire e per mangiare lungo la strada. L’esperienza è spesso ardua, ma gli studenti sono molto entusiasti dei traguardi raggiunti e della crescita personale sperimentata, di essersi confrontati con le loro paure e di essere cresciuti oltre i propri limiti. 

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A scuola di gratitudine

ESBZ possiede una pratica, basata sulla narrazione, straordinariamente efficace per creare fiducia e senso di comunità: la “riunione di elogio”. Ogni venerdì pomeriggio, l’intera scuola, studenti, insegnanti e personale, si riunisce per un’ora in una grande sala. Sul palco c’è un microfono aperto e una semplice regola: siamo qui per lodarci e ringraziarci l’un l’altro. Gli studenti e gli insegnanti che sentono di farlo si alzano in piedi, camminano verso il palco, prendono il microfono ed elogiano o ringraziano un altro studente o un insegnante per qualcosa che ha fatto o detto nel corso della settimana. Ogni persona al microfono condivide essenzialmente una storia in miniatura che rivela qualcosa di due persone, il narratore e la persona che viene elogiata o ringraziata. Lo storytelling cancella i confini tra studenti e insegnanti. Gli studenti non rifuggono da storie che sono divertenti, commoventi e sincere. Studenti e insegnanti considerano questa sessione settimanale come la pratica che plasma lo straordinario spirito della scuola in termini di apprendimento, collaborazione e maturità.

La “riunione di elogio” del venerdì pomeriggio a ESBZ ha la finalità di favorire uno stato d’animo di gratitudine all’interno dell’istituto. Ogni piccola storia di gentilezza, coraggio, cura, raccontata al microfono, è un filo tessuto nel ricco tappeto di gratitudine che è diventato fondamentale per l’eccezionale cultura di apprendimento della scuola.

Il coinvolgimento dei genitori

In ESBZ, tutti gli insegnanti, così come gli studenti, si autogestiscono e sono formati in comunicazione non violenta. L’insegnamento, che spesso è una professione solitaria, diventa, in questo istituto, uno sport di gruppo. L’autogestione coinvolge anche i genitori, molti dei quali dedicano tre ore al mese del proprio tempo alla scuola. Che cosa fanno e come lo fanno è tutto determinato in base ai principi di autogestione. Pezzo dopo pezzo, i genitori hanno creato dei locali scolastici calorosi, colorati e funzionali in quello che solo alcuni anni fa era un edificio fatiscente. L’aspetto più straordinario di ESBZ  è che ogni scuola può replicare il suo successo in quanto il denaro o le risorse, in questo caso, non sono il fattore determinante. Tutto ciò che occorre, veramente, è guardare agli studenti, agli insegnanti, ai genitori e all’istruzione stessa con occhi nuovi. 

La sperimentazione di Mary Gordon

Successi analoghi a quelli riportati dall’innovativa scuola evangelica del centro di Berlino sono stati conseguiti da Mary Gordon, un’educatrice canadese, che ha dato vita a una sperimentazione che consentiva, a intervalli regolari, alle mamme (o ai papà) di trascorrere del tempo, in una classe di bambini, con i loro neonati. I risultati, con la presenza in classe di genitori e neonati, sono stati così spettacolari che il programma è stato prontamente replicato in migliaia di classi in Canada, negli Stati Uniti, in Inghilterra e in altri paesi. Un blogger del New York Times ha scritto: “I ragazzi difficili sorridono, i bambini turbolenti si concentrano, i ragazzi timidi si aprono”. L’empatia è aumentata non solo nei bambini, ma anche nei loro insegnanti. Si sono registrate, inoltre, riduzioni straordinarie di “aggressione proattiva”, l’aggressione deliberata e a sangue freddo tipica dei bulli che vessano bambini vulnerabili, nonché di “aggressione relazionale”, ovvero cose come spettegolare e parlare alle spalle.

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