La creatività è connettere le cose

da | 18 Nov 2020

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La creatività è una facoltà che è possibile esercitare con costanza, un’arte alla portata di tutti e non una dote riservata a pochi. Essa non è quasi mai ispirazione fulminea. È più simile a una maratona che a uno sprint, è frutto di sacrifici e sforzi protratti nel tempo, attraverso l’utilizzo di opportune tecniche in grado di stimolare la nascita e lo sviluppo di idee originali. Creare viene visto, talvolta, come qualcosa di magico, ma in realtà anche la creatività ha un suo metodo. Una creazione senza tempo non appare all’improvviso. Spesso chi crea, ad esempio uno scrittore, ha bisogno di rivedere, a volte persino riscrivere, la sua opera anche decine di volte prima che sia perfetta. Il lavoro creativo non è lineare e inizia sempre  con un’idea, che sembra avere del potenziale, per poi evolvere con il lavoro necessario per creare l’opera.

Ogni uomo è un potenziale artista, ma troppo presto ce ne dimentichiamo

Quando siamo piccoli veniamo stimolati alla creatività, attraverso il disegno, le storie, i colori, e impariamo a conoscere il mondo dandogli le forme della nostra immaginazione. Nel diventare grandi, però, quella parte creativa troppo spesso viene sacrificata in favore della razionalità. Se in una classe di bambini di 6 anni chiedessimo agli artisti presenti di alzare la mano, tutti farebbero a gara per attirare l’attenzione su di sé. A 6 anni siamo e ci sentiamo tutti degli artisti. Se la stessa domanda la dovessimo rivolgere a bambini di 8 o 10 anni, un numero sempre più esiguo di loro risponderebbe nella medesima maniera. Questo succede perché crescendo siamo chiamati a sviluppare la parte seria per prepararci al mondo dei grandi. La razionalità prende il sopravvento sulla parte giocosa, la serietà toglie spazio all’ironia e spesso si confonde il potenziale creativo con l’essere sciocchi. Ci sono poi regole sociali che impongono compostezza e tendono a livellare ogni diversità. La società del resto impone l’essere normali, non l’essere unici. Così con il tempo ci si dimentica di essere potenziali artisti e si perde il contatto con la propria fonte creativa.

Le trappole che ostacolano la creatività e i fattori che la favoriscono

Per sviluppare la nostra creatività occorre superare ostacoli e pregiudizi che ne limitano l’espressione e i blocchi prodotti dai tanti luoghi comuni, vere e proprie trappole capaci di demotivarci e disinnescare la nostra “scintilla creativa”.

La creatività è un’arte che si coltiva con costanza e dedizione, accettando la confusione e l’incertezza che spesso l’accompagnano. La mente umana vorrebbe sempre sapere dove si sta andando, mentre la creatività chiede di procedere senza certezze.

C’è un fattore che può influire in maniera decisiva sullo sviluppo della creatività ed è l’”effetto Medici“, che si produce quando si crea un ambiente capace di favorire la circolazione delle idee e il continuo scambio di pareri tra esperti di discipline differenti. Quello che in un determinato campo, infatti, può apparire scontato, potrebbe risultare rivoluzionario inserendolo in un contesto differente. Slegare gli aspetti utili alla soluzione dei problemi dal loro contesto tradizionale può contribuire a ripensarli in modo originale, stabilendo connessioni, anche assurde e inaspettate, tra idee e concetti non correlati.

Inoltre, per favorire la libertà di pensiero e la creatività può rivelarsi estremamente utile imparare a mantenere la giusta distanza. Quando, infatti, siamo troppo coinvolti in un determinato progetto rischiamo di focalizzarci troppo sulle difficoltà e i limiti a esso connessi, il che ci impedisce di fantasticare liberamente e di individuare quelle connessioni inusuali che potrebbero costituire la migliore soluzione alla situazione problematica da affrontare.

I metodi creativi di alcuni celebri personaggi del passato

La creatività richiede tempo, pazienza, sperimentazione, pratica e allenamento continui; per questo deve diventare un’abitudine. Molti suggerimenti ed esempi pratici ci vengono forniti  da illustri personaggi del passato, che hanno contribuito a rivoluzionare la scienza e l’arte con la loro sorprendente capacità d’innovare.

L’esempio più emblematico ci viene offerto da Leonardo da Vinci, celebre talento universale, vera e propria icona e incarnazione del periodo rinascimentale. I suoi tratti distintivi erano una curiosità insaziabile, la continua voglia di sperimentare, una grande concentrazione e consapevolezza di sé. Leonardo era solito tenere nota di ogni sua intuizione. Riuniva poi i suoi disegni e le sue riflessioni, creando una vera e propria libreria mentale, alla quale poteva attingere, in qualsiasi momento, riuscendo a creare connessioni e combinazioni sempre nuove.

Albert Einstein è uno degli esempi più eloquenti di come la creatività possa apportare contributi fondamentali alla ricerca scientifica. Le sue tattiche preferite erano il gioco della combinazione per indurre l’inconscio a tracciare parallelismi, alternando attività creative e logiche, e gli esperimenti immaginari attraverso cui metteva idealmente alla prova le sue ipotesi.

Salvador Dalì, famoso pittore surrealista, era solito ricercare nuovi mezzi creativi attraverso il sonno ipnagogico, quel sottile stato che intercorre tra sonno e coscienza. Aveva l’abitudine di coricarsi tenendo in mano un cucchiaino che, non appena si addormentava, cadendo su un piatto, lo destava col suo rumore, facendogli cogliere l’attimo creativo del risveglio. La moderna neuroscienza sembra avergli dato ragione. Le onde theta emesse dal cervello in stato di semi-coscienza sfuggono, infatti, alla nostra autocensura portando a galla i pensieri più originali e creativi.

Thomas Edison credeva, invece, più nella quantità che nella qualità delle idee, sicuro che almeno una delle sue tante intuizioni avrebbe, prima o poi, riscosso successo. Inoltre, da strenuo paladino e difensore del pensiero fuori dagli schemi, non si spaventava mai quando doveva formulare anche le ipotesi più strampalate e azzardate.

Per il matematico Henry Poincaré niente nasce da niente. A metà del 1800, realizzò una vera e propria formula della Creatività: “C= NU”, ovvero creatività come prodotto tra ciò che è nuovo e ciò che è utile. Tante cose sono utili e a volte sono anche nuove. Spesso però sono solo stravaganti e non risolvono i problemi della gente. E nel processo creativo la valutazione sociale è determinante, poiché è il pubblico che deciderà se una cosa possa servire oppure no.

Per la creazione di idee, Walt Disney utilizzava abitualmente una strategia divisa in tre fasi:

  1. sognatore,
  2. realista e
  3. critico.

Il sognatore non impone limiti alla propria creatività in quanto il suo obiettivo è quello di creare il maggior numero possibile di idee senza ricorrere al giudizio del proprio lato analitico. Nella fase realista, invece, si cerca di trovare il metodo adatto per far diventare l’idea una realtà. L’ultima fase, quella del critico, è il momento in cui occorre attivare il cervello analitico e giudicare l’idea, individuandone i possibili difetti e le difficoltà di implementazione.

La regola base di questa strategia è quella di attivare la parte analitica del cervello solo dopo aver dedicato tempo e spazio alla fase creativa.

Metodi e tecniche per sviluppare idee originali

Esercitare e allenare la nostra mente alla creatività e al pensiero originale può risultare estremamente semplice, se si applicano alcune tecniche atte a superare i luoghi comuni e i blocchi psicologici.

Le idee sono una risorsa preziosa; per questo è indispensabile allenarsi a produrne il maggior numero possibile. Esistono varie tecniche e accorgimenti utili a liberare la creatività.

Innanzitutto, dobbiamo evitare di ragionare sempre secondo linee di pensiero esclusivamente razionali in quanto la creatività, per potersi sviluppare, deve poter fluire liberamente, oltre le regole, mascherate da consigli, imposte dagli esperti di settore.

Non temere di fallire è un altro principio fondamentale. La paura di sbagliare inibisce, infatti, l’innovazione e la creatività, facendoci diventare conservatori e poco inclini all’innovazione. Dobbiamo, invece, osare, fallire, sperimentare. Quando nasciamo siamo tutti creativi; possiamo dunque recuperare questo nostro talento e imparare di nuovo a usare l’immaginazione.

Anche le domande giuste hanno il grande potere di stimolare la creatività, perché ci invitano a ricercare ed esplorare, ci stimolano a innovare e a trovare strade sempre nuove e originali.

Tra le tecniche per generare idee, c’è la “lista delle 100 idee“. Di solito, quando cerchiamo una soluzione, siamo soliti fermarci al massimo dopo aver formulato una decina di possibilità, in quanto riflettere è indubbiamente un processo faticoso. Rileggendo la lista, spesso ci appare chiaro come molte volte, in realtà, abbiamo pensato a un solo concetto, girandogli intorno e riproponendolo da differenti angolazioni. È come spremere a fondo sempre lo stesso limone. Il creativo non può accontentarsi di cercare le soluzioni ruotando esclusivamente intorno a un concetto, ma deve produrre continuamente idee fuori dal comune. Quindi, quando ci si approccia a un problema, occorre sforzarsi di creare una lista di almeno 100 idee diverse, anche le più assurde. La fase di selezione sarà così tanto più proficua quanto più ampia sarà la base di partenza.

Un’altra tecnica importante per aiutarci a pensare in modi inconsueti è il gioco giapponese dello shiritori, che consiste nel creare una catena di parole in cui ogni parola comincia con la lettera finale di quella che la precede.

Molto utile per sviluppare idee originali può rivelarsi il metodo dei sei cappelli per pensare, sviluppato da Edward De Bono, che aiuta a ripensare i problemi attraverso sei differenti prospettive, rappresentate ciascuna da un differente cappello. È probabile che, senza il loro aiuto, ci fermeremmo a considerare una sola prospettiva, molto meno creativa rispetto a quella che si produce dalla combinazione di tutte e sei.

Anche porre dei vincoli intenzionali per forzare l’espressione creativa può rivelarsi estremamente utile. Comunemente crediamo, infatti, che sia l’abbondanza di risorse a fornire più opportunità, ma al contrario è dimostrato che solo nelle circostanze più restrittive il nostro cervello lavora di più, e meglio, spinto dalla necessità di trovare modi esplorativi e controintuitivi di affrontare le situazioni problematiche.

Altre attività, infine, che possono concorrere allo sviluppo della creatività sono:

  • il riposo,
  • l’attività fisica,
  • il cambio frequente dell’ambiente e del contesto che ci circonda e
  • l’esposizione ad altre idee, in quanto le idee generano idee.

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