L’autoritratto per migliorare l’autostima

da | 27 Lug 2020

È il caso di dirlo: sotto la maschera, niente. Questo è il rischio dell’uomo comune, che, troppo spesso, si conferma realtà di fatto. Presi dal contagio delle idee, mai come oggi, l’uomo contemporaneo è “Uno, nessuno e centomila”. Il romanzo testamento dell’identità letteraria di Luigi Pirandello non potrebbe essere più attuale. Il protagonista, Vitangelo Moscarda, scopre dalla moglie di avere il naso storto. Un dettaglio di sé stesso che non aveva mai notato e che lo porta alla consapevolezza di non essere per gli altri come egli è per sé stesso.

Vitangelo è uno, è tanti e allo stesso tempo non è nessuno. Scopre di indossare una maschera per ogni persona che conosce, e una anche di fronte a sé stesso.
La maschera assume una propria identità, parla di sè e copre la realtà della persona che le sta dietro. Talvolta ci sono così tante maschere diverse disponibili per l’uso che cresciamo nell’indecisione di quale scegliere di indossare. Talvolta sono così convincenti che possono addirittura nasconderci a noi stessi.

Occasionalmente guardiamo lo specchio solo per vedervi riflessa una delle nostre tante maschere invece che noi stessi. Nei laboratori che fanno parte del Metodo Autobiografico Creativo per l’intelligenza emotiva e la crescita personale di Stefano Centonze conoscersi meglio è spesso uno dei principali obiettivi, oltre al capire chi siamo nelle tante relazioni con gli altri. Potrebbe esserci discordanza tra quello che vogliamo fare o essere e quello che le altre persone chiedono o si aspettano da noi. Quindi vogliamo ed abbiamo bisogno di capirci meglio e di capire meglio tutti i fattori sottintesi ed inconsci che ci legano agli altri. La maggior parte delle difficoltà delle persone sembra giacere in aree in cui la conoscenza di se stessi è debole, confusa, distorta, superata o semplicemente non esplorata e così risulta loro difficile capire chi sono realmente e che cosa davvero sentono o vogliono. Per questo è importante attivare l’autostima, la fiducia in se stessi e l’autoaccettazione scoprendo i confini esistenti tra loro e gli altri, allo scopo di non percepire questi come barriere ma piuttosto di rendere evidenti i loro difetti, affinchè le loro scelte si moltiplichino. Uno degli strumenti per attivare l’autostima ci viene fornito dal laboratorio “L’autoritratto, lo sguardo interiore, percepirsi e rappresentarsi”, tratto dal Metodo Autobiografico Creativo di Stefano Centonze.

L’autostima viene paragonata a una sorta di autoritratto emozionale, opera di ogni singolo individuo. Ciascuno di noi disegna un proprio ritratto per descriversi da solo. Proprio come un dipinto, anche nel ritratto emozionale si alterneranno luci ed ombre; le prime corrisponderanno agli aspetti decisamente positivi, mentre il buio, le ombre, staranno per i lati negativi del proprio essere. Saranno proprio le luci e le ombre del nostro autoritratto la cartina tornasole che misurerà l’effettivo livello di autostima. L’autoritratto permette a chiunque di entrare intensamente nel processo creativo e talvolta di produrre una vera e propria opera. Le emozioni sono il materiale grezzo per l’arte. Fare un autoritratto è sempre una sorta di performance, significa anche uscire da se stessi, immaginarsi diversi da quello che siamo. Noi non siamo il nostro autoritratto, siamo molto di più: l’autoritratto è la voce del nostro inconscio che ci dice quello che dobbiamo sapere oggi. L’autoritratto è la nostra immagine interna, privata. Non è controllata, al contrario: è il processo creativo che permette all’inconscio di parlare col linguaggio dell’arte. L’autoritratto è un dialogo profondo con se stessi, guidato dalla vulnerabilità dell’autore, è viaggio alla scoperta di noi stessi. Mediante l’autoritratto ci osserviamo dall’esterno, ci poniamo dal punto di vista dello spettatore che guarda il ritratto. Maggiore sarà l’autostima, più chiaro sarà il ritratto del nostro io e viceversa più in profondità riusciamo ad osservarci più riusciremo a fare emergere lati positivi di noi.

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