L’importanza degli aneddoti familiari per la consapevolezza di sè

da | 8 Set 2020

Quante volte ci siamo sentiti paragonare ai nostri nonni, genitori o parenti, sia per somiglianza fisica, che per atteggiamenti, mentalità, filosofie di vita. Ecco che con tutta la sua potenza le radici familiari ci fanno prendere consapevolezza di quanto le relazioni originarie siano state importanti per noi per darci struttura.

Il genogramma, l’albero genealogico come traccia delle generazioni precedenti abbellito da nomi e vecchie fotografie, è uno degli strumenti terapeutici di conoscenza e analisi. Ogni persona dell’albero genealogico è collegata all’altra da una relazione e questa relazione contiene una storia, più o meno facile da decifrare e comprendere, che racconta delle generazioni precedenti, di chi siamo e in qualche modo influenza il nostro presente e futuro. Nel Metodo Autobiografico Creativo per l’intelligenza emotiva e la crescita personale di Stefano Centonze è presente un laboratorio che porta alla luce queste storie in maniera divertente utilizzando materiali artistici-creativi: la scrittura di un aneddoto  familiare. In questo laboratorio ci addentriamo nella vita privata di tutti i partecipanti, con un aneddoto divertente che instaura un clima di ilarità, complicità e aggregazione nel gruppo, quasi come se il possedere un ricordo allegro faccia sentire tutti meno soli e più simili tra loro.  Per questo esercizio utilizziamo le tecniche del collage e del decollage con l’ausilio di stampe o foto abbinate ad altre immagini realizzate durante il percorso fino ad arrivare allo SCAVO ULTIMO che ci permette di fare emergere l’aneddoto più importante.

Attraverso l’aneddoto familiare si condivide memorie, si trasmette valori e si riorganizza la propria identità in continuità con il passato.

La sua importanza è quella di catalizzare significati attorno ai quali connettere le persone.

Attraverso questo tipo di racconto è possibile individuare i valori e i principi secondo cui i singoli si muovono ed è possibile individuare le dinamiche che regolano le relazioni all’interno della famiglia.

Proprio grazie a questi aneddoti  familiari e alle nuove narrazioni che si generano nel tempo, è possibile individuare il modo in cui gli individui si differenziano dall’io familiare e creano la propria individualità per differenza.

Come diceva Bateson: noi pensiamo per storie perché siamo costituiti da storie, immersi in storie, fatti di storie.

Ogni storia è paradossalmente individuale e collettiva allo stesso tempo. Ognuno racconta la storia che necessariamente è bagaglio collettivo familiare a modo suo, per come l’ha esperita e per il significato attribuito, pertanto non può che essere specificatamente individuale. Nei miei percorsi utilizzo spesso questo laboratorio del Metodo Autobiografico Creativo per l’intelligenza emotiva e la crescita personale di Stefano Centonze, perchè  permette di arrivare a nuove conoscenze di sè in maniera spontanea e anche perchè è un laboratorio adatto a tutti: è utile ai bambini come agli adolescenti, a uomini e donne e ad anziani. A tutti è utile ricordare e raccontare un proprio aneddoto, soprattutto “ricordare”. Si ricorda qualcosa: un profumo, un sapore, un gioco, un evento dell’infanzia, una persona del passato che non è più con noi nel presente; ma che subito mette in moto la nostra parte affettiva, della quale abbiamo avuto un’esperienza tangibile, forte e concreta.

L’esperienza del ricordo è una parte molto importante della nostra vita: siano essi ricordi belli o brutti.

Il ricordare ci permette di tornare quando ne sentiamo il bisogno a luoghi realmente vissuti, a persone concretamente amate, a eventi o fatti che ci hanno coinvolto; senza per questo rimanere intrappolati nel passato, è questa la funzione del ricordo, poterci tornare, per superare momenti critici, di passaggio obbligatori nella nostra vita di adolescenti , di giovani adulti, di adulti e di anziani.

Non è una dimensione fantastica, né di sogno, ma ha la proprietà di essere distante nel tempo, ha una velatura e una sfumatura che solo il ricordo con la sua lontananza temporale può offrirci.

Il ricordo non può e non deve essere cancellato, va elaborato, interrogato, raccontato, portato alla luce, perché anche un brutto ricordo fa parte di noi. L’elaborazione di un ricordo permette l’oblio di quell’evento e apre la possibilità di scrivere la prima pagina di un nuovo capitolo della propria vita.

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Referente progetto: Dott.ssa Ilenia Spedicato

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