Lo spiritello e il nano

da | 30 Mag 2021

Lo spiritello e il nano

Tempo di Lettura: 3 minuti

Nella fiaba che vi presento, dal titolo «Lo spiritello e il nano», scritta nel corso di un laboratorio di evoluzione personale con le tecniche artistiche e narrative del Metodo Autobiografico Creativo, l’autrice, Raffaella Quaranta, ci mostra come, spesso, siano proprio  le nostre convinzioni e credenze limitanti intorno agli altri, alle relazioni, ai problemi a condizionare e limitare eccessivamente la nostra vita. Finiamo così col prestare attenzione solo a ciò che ci aspettiamo di vedere e non proviamo nemmeno a dare una svolta alla nostra esistenza, perdendo così le molteplici occasioni che la vita ci offre per apprendere ed evolvere.

LO SPIRITELLO E IL NANO

C’era una volta… uno spiritello che era stato sputato fuori da un vulcano in eruzione.

Improvvisamente si ritrovò, dal caldo abbraccio del Magma, catapultato in mezzo all’aria fredda e alle pietre dure. Fece un po’ di fatica all’inizio a capire cosa fosse successo e dove si trovasse ora… Capì però velocemente che doveva trovare il modo di ritornare là dentro, al caldo, nel rosso e morbido fuoco fuso

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Mentre stava preparando il da farsi, però, vide avvicinarsi un essere, era una specie di uomo. Ne aveva visti tanti avvicinarsi pericolosamente al ciglio del suo vulcano, ma questo era piccolo, tozzo e deforme. La sua fronte era enorme e le sue braccia corte, aveva una gobba bitorzoluta e un colorito verdastro.

Credette di potersi nascondere in mezzo alle pietre, ma in un istante fu catturato e messo in un barattolo di vetro. E lì iniziò il suo lungo viaggio

Il nano deforme lo portava sempre con sé. Teneva il barattolo appeso al collo con un laccio perché lo spiritello emanava calore, una meravigliosa luce arancione e bagliori di luminescenza. Per questo il nano se ne serviva per scaldarsi, per rischiarare il suo cammino di notte e per guadagnare qualche soldo, facendolo ammirare agli altri viandanti nelle osterie o a gruppetti di curiosi, adunati nelle piazze dei villaggi che man mano attraversavano. Il nano camminava sempre, non si fermava mai. Camminò per interi continenti, per intere epoche, con i suoi piccoli passetti claudicanti, e così lo spiritello, dal vetro trasparente del suo barattolo, poté vedere la Sicilia, la Grecia con i meravigliosi templi fatti da uomini che scolpivano uomini. Poté vedere Roma, splendida, che accoglieva fastosamente il suo imperatore di ritorno da una guerra vittoriosa, poté salire sul cavallo di un cavaliere in armatura d’argento e cavalcare per giorni attraverso buie, impenetrabili, terribili foreste.

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Rimase per secoli in una fredda e meravigliosa cattedrale. I canti risuonavano in cori celestiali, il sole ogni giorno, sorgendo e tramontando, scaldava le sue vetrate e bagliori di luce colorata balenavano nell’aria e lui immaginava di essere nel suo vulcano e per ore questa danza di luce e colori lo trasportava lì, al caldo, nel rosso, nel morbido fuoco fuso…

Poi vide altri tempi e altri luoghi, botteghe di artisti che affrescavano muri, dipingevano tele, uomini che dipingevano altri uomini e lui rischiarava le loro lunghe notti. Poi vide regine, potenti e bellissime, comandare su eserciti per terre e per mari, imperatori, schiavi e saltimbanchi a palazzo, papi, streghe e fuochi… Vide moltitudini di uomini e donne che, furenti, tagliavano la testa al re, studiosi osservavano pianeti e stelle. Epoche in cui gli uomini costruivano treni ed epoche in cui gli uomini riempivano treni di altri uomini…

Il nano intanto non si fermava mai troppo in un posto, andava sempre in lungo e in largo e così passavano gli anni e cambiavano i luoghi. Lo spiritello non era più così sicuro di voler tornare lì dentro, al caldo, nel rosso, nel morbido fuoco fuso. Aveva visto troppe cose e non era più lo stesso.

Anche il suo carceriere, alla fine, non gli sembrava più così terribile, orribile e ripugnante. Un giorno, comunque, provò a liberarsi e spingendo piano il tappo del suo barattolo, si liberò facilmente. Il nano lo guardò e, sorridendo lievemente, gli disse che, in realtà, da sempre sarebbe potuto uscire a piacimento, ma non ci aveva mai provato, credendo di essere lì per volere altrui.

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Quindi gli chiese, con la sua stridula vocina: «Vuoi che ti riporti da dove sei venuto? Al caldo, nel rosso, nel morbido fuoco fuso? O vuoi continuare a esplorare il tempo e lo spazio insieme a me?».

«Portami a vedere la grande bocca rossa, il sobbollire del Magma. Voglio risentire il grande calore che ricordo, ma non lasciarmi lì, nel morbido fuoco fuso. Da lì riprenderemo il cammino, non nel barattolo appeso al tuo collo, bensì al tuo fianco». E così i due strani personaggi, ormai divenuti amici, iniziarono un’altra grande e bellissima avventura.

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