La borsetta

da | 2 Mag 2021

La borsetta

Tempo di Lettura: 6 minuti

Nella fiaba che vi presento, dal titolo «La borsetta», scritta nel corso di un laboratorio di evoluzione personale con le tecniche artistiche e narrative del Metodo Autobiografico Creativo, l’autrice, Veronica Carlesi, ci mostra come spesso assecondare i desideri e le aspettattive degli altri ci possa condizionare a tal punto da non riconoscere più noi stessi. Quando, però, grazie anche all’aiuto altrui, impariamo ad accettare e apprezzare le nostre fragilità e imperfezioni, può capitare di riscoprirci più unici e preziosi di prima, proprio come accade con l’arte giapponese del kintsugi.

 

LA BORSETTA

C’era una volta… una borsetta, com’era carina! Rosa, con un pon-pon su un manico. Era piccola, molto giovane, morbidamente rotondeggiante, molto capiente, nonostante le dimensioni, con manici corti, da portare al braccio. Non aveva moltissimi amici ma i pochi che aveva erano veri. Forse, le altre borsette erano gelose perché era veramente deliziosa. Avrebbe molto voluto viaggiare. Nella vetrina del negozio spesso si domandava chi l’avrebbe acquistata, chissà…

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Un giorno entrò nel negozio una signora, molto elegante, molto bella ma… tutta vestita di nero… “Troppo nero!!!” pensò Borsetta, “comprerà certamente una borsa tutta nera, austera e severa come lei!!!”. La signora cominciò a guardarsi intorno, a guardare le borse sugli scaffali; non un sorriso illuminava il suo viso… Guardò e guardò e poi si fermò davanti a Borsetta, la indicò e il commesso la tolse dallo scaffale. Borsetta era perplessa e anche un po’ preoccupata… e orrore… sentì pronunciare queste parole: «Voglio questa ma dovete tingerla di nero!»; «Oddio!!!», gridò Borsetta. Le sue amiche la guardarono disperate, il commesso stesso era allibito, cercò di convincere la signora ma non ci fu verso. La signora voleva quella perché era della giusta misura e aveva quel delizioso pon-pon… Allora il commesso prese Borsetta, l’avrebbe mandata in pelletteria a tingere e poi la signora sarebbe tornata a prenderla. Così fu, Borsetta venne tinta di nero e comprata dalla signora. Non era brutta, anzi era sempre molto carina ma non era più lei, la stessa, qualcosa era cambiato… I suoi amici la salutarono e lei pianse perché se ne andava e soprattutto perché non si sentiva più lei. Però, il pellettiere, dispiaciuto di doverla tingere, aveva lasciato nell’interno, dentro la tasca, un pezzetto di stoffa rosa. La gioia di Borsetta e tutto il suo entusiasmo, la fantasia, la curiosità erano lì, ancora lì, non tutto era scomparso. Era come un piccolo cuore rosa, nascosto, ma c’era. La signora prese il suo pacchetto e uscì dal negozio.

Borsetta così piaceva alla signora che la indossava spesso, spesso la portava con sé. Un giorno la signora preparò le valigie, prese Borsetta e salì su un piroscafo, «Dove andremo?», pensò Borsetta che nel frattempo si era abituata alla compagnia non troppo vivace della signora. Non era felice, l’unica cosa positiva era che la signora usciva spesso e così Borsetta vedeva la città, visitava mostre, musei, incontrava persone e altre borsette. Quel giorno fu incuriosita da questa novità, il piroscafo… Viaggiarono a lungo e poi approdarono in India, così sentì dire. Un paese strano… odori strani ma aveva una cosa meravigliosa, era pieno di colori…! Magnifici colori e allora, ammirata dallo splendore dei colori, dall’azzurro intenso del cielo, si sentì felice e nello stesso tempo immensamente triste per il suo tetro colore nero… Accadde, però, che mentre la signora camminava per strada con Borsetta al braccio, qualcuno le passò accanto correndo, strappò Borsetta e la portò via con sé. La signora gridò ma non ci fu modo di fermare il ladro.

Borsetta era atterrita: “Che succederà adesso?”. L’uomo corse, poi s’infilò in un vicolo, aprì malamente Borsetta, prese i soldi e la gettò in un angolo. Borsetta sbatté per terra e svenne.

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Quando si riprese, si accorse di essere in un vicoletto molto sporco, si guardò, era tutta sporca, un manico era in parte strappato e anche il pon-pon non era in buone condizioni. Si sentì perduta, pensò “Per me è la fine, che peccato però, sono così giovane e questo paese è così colorato!!!” e il suo piccolo cuore rosa pulsò. Mentre così pensava, ecco comparire un gatto… La annusò ben bene, lei lo guardò e gli disse: «Gatto, come è bello il tuo paese, tutto colorato… un tempo io ero rosa, come mi piacerebbe tornare colorata!». Il gatto le rispose: «Sai di là dal fiume c’è un mercato e una vecchina che prende le borse sciupate e le rimette a nuovo; forse può fare qualcosa per te!» – «Come faccio ad arrivare di là dal fiume, mi porti te?» – «No, io ho il mio territorio, di là dal fiume non vado mai, c’è poi un cane che mi rincorre sempre. Dovrai chiedere dei passaggi. Intanto, ti porto da una mia amica, poi vediamo come fare». Il gatto prese i manici di Borsetta in bocca e uscì dal vicolo. Percorsero una strada, poi scesero da una finestrella e arrivarono in una cantina. Lì c’era una topolina… «Ma come, i gatti sono nemici dei topi!!!» esclamò Borsetta, «Non è vero, è una storia inventata dagli uomini che hanno sempre voglia di vedere zuffe, qui da noi il gatto gioca davvero col topo», disse il gatto. La topolina era gentile, si offrì di presentarle un topone più grosso che le avrebbe fatto fare un po’ di strada nelle fogne. «Le fogne sono sporche e puzzano» disse Borsetta, «Sì, lo so» rispose la topolina «Ma non c’è altro modo, cosa decidi? Il mio amico Topone è molto attento e gentile e conosce bene le fogne. Uscirete velocemente e cercherà di non rovinarti troppo». «Ok accetto, sono intimorita dall’idea di incontrare Topone e andare nelle fogne, però sono anche curiosa.» Dopo poco arrivò Topone, era un vecchio saggio topone che la prese delicatamente dai manici, entrò in un buco nel pavimento e da lì un salto… ed eccoli nelle fogne.

Un odore nauseabondo… però, mentre Topone camminava, Borsetta si guardava intorno; nella poca luce che filtrava dai tombini sulla strada, aveva visto inquietanti creature… ragni, altri topi, pesci mai visti, rane, rospi. Topone le faceva coraggio, Borsetta a momenti era terrorizzata… e poi vide una strana creatura con un guscio, «Chi sei?», «Sono una tartaruga» rispose; «Che bello! non avevo mai visto qualcuno come te!» disse gioiosa Borsetta. Topone la conosceva, si fermarono a chiacchierare e le raccontò di Borsetta. La tartaruga disse: «Una volta fuori dalle fogne ti posso portare sulla schiena un po’ lungo il fiume». Così fu, una volta vicini all’uscita dalle fogne, Topone depose Borsetta sulla schiena della tartaruga e uscirono all’aperto.

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Era notte, sul fiume si rispecchiavano le lucerne delle barche dei pescatori, era una meraviglia da vedere…! Sulla schiena della tartaruga, Borsetta attraversò il fiume. Si sentiva cullata, stranamente rilassata e anche felice. Aveva conosciuto nuovi amici e il luogo era incantevole; forse non importava più troppo se era tutta nera… però un po’ di colore… che nostalgia…

Approdarono sulla riva, «Adesso dove devo andare e come?» chiese Borsetta. «Qui si fermano i gabbiani, sentirò se uno di loro può prenderti e portarti dalla vecchietta; lei dà da mangiare ai gabbiani, la conoscono bene.». Mentre tartaruga diceva così, Borsetta si sentì afferrare, si girò e vide che un cane l’aveva presa per i manici e stava correndo via. “Dove finirò!” pensava terrorizzata, “Adesso mi spezza e fine di Borsetta!” Il cane corse, la agitò in aria, la lanciò per giocare e poi la abbandonò da una parte. Era ancora più rovinata, non sapeva dove era finita, di nuovo. Si mise a piangere, era buio, i gabbiani non l’avrebbero più trovata. Non si era accorta di essere rimasta aperta, la tasca era strappata e da lì si vedeva il colore rosa che brillava con la poca luce della luna. Infatti, il gabbiano amico di Tartaruga, che la stava cercando, fu attratto da quella strana luminosità rosa, scese e vide che era Borsetta, «Eccoti! Per fortuna ti ho trovata, adesso ti porto dalla vecchina, sei mal ridotta ma lei qualcosa farà». La prese col becco e si alzò in volo. “Che meraviglia volare!” pensò Borsetta. Il vento la accarezzava, si sentiva libera, il mondo visto dall’alto era uno spettacolo incomparabile, sotto di lei il fiume era una striscia iridescente e la luce della Luna illuminava delicatamente tutto. Il gabbiano la depose su un tavolinetto accanto a una porta. «Domattina la vecchietta ti troverà su questo tavolo, abita qui, ciao e buona fortuna.» «Ciao grazie!». Rimase lì, un po’ malconcia ma felice; aveva visto molte cose, quante cose!!! E magari la vecchina poteva fare qualcosa per renderle il colore… Non era però più così importante perché era come se tutti quegli incontri, tutti quegli amici e cose viste l’avessero colorata dentro, si sentiva di nuovo colorata.

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La mattina uscì dalla porta una vecchina, secca, secca ma era straordinaria. Aveva abiti di mille colori e piume e pon-pon colorati, fra i capelli bianchi; Borsetta ne rimase affascinata. La vecchietta la vide, la prese delicatamente fra le mani e la guardò attentamente: «Sei un bel po’ rovinata, però hai una bella forma, un bel pon-pon e un bel colore rosa dentro, vediamo cosa posso fare per te». La portò in casa e cominciò a rovistare fra le sue cose, prese nastri, piume, monete colorate, pon-pon di lana e stoffa e cucì, incollò, aggiustò. Alla fine se la mise al braccio e andò davanti allo specchio e MERAVIGLIA!!! Borsetta si vide. Era straordinaria, ancora si vedeva il nero dei manici e il pon-pon era nero ma per il resto era coloratissima e soprattutto c’era anche un bel pon-pon nuovo rosa. Borsetta si sentì se stessa, non più quella del negozio, tutta rosa, ma qualcosa di molto di più. «Adesso ti regalerò a una mia giovane amica che ama le borsette piccole come te». Infatti, la portò a una ragazza che la trovò deliziosa, soprattutto le piacque che ci fossero i manici e il pon-pon neri, insieme a tutti gli altri colori. Così Borsetta fu di nuovo felice e di nuovo se stessa, anzi di più.

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