Maleficius e la montagna maledetta

da | 14 Feb 2021

Maleficius e la montagna maledetta

Tempo di Lettura: 6 minuti

Nella fiaba che vi presento, dal titolo «Maleficius e la montagna maledetta», scritta nel corso di un laboratorio di evoluzione personale con le tecniche artistiche e narrative del Metodo Autobiografico Creativo, l’autrice, Silvana Pietropaolo, ci mostra, attraverso le parole di  Paolino, il bambino curioso avventuratosi sulla cima del monte Corvo, come per ricavare la verità delle persone, bisogna scavare fino in fondo nel loro animo, evitando di esprimere giudizi affrettati e di attribuire etichette e appellativi basati unicamente sull’apparenza e su una conoscenza superficiale e stereotipata.

MALEFICIUS E LA MONTAGNA MALEDETTA

C’era una volta un uomo di nome Maleficius che abitava sulla cima del monte Corvo denominato monte della paura perché ogni persona che si imbatteva non faceva ritorno. Un giorno un bambino, spinto dalla curiosità di conoscere l’uomo e il posto in cui abitava, si addentrò nel monte e conobbe Maleficius. Gli chiese di rompere le barriere della sua solitudine e il motivo per il quale gli abitanti non facevano ritorno da quel posto. Maleficius gli disse che erano in grado di rovinare la sua quiete e così li puniva con un incantesimo. Ma dopo il dialogo con il bambino decise di liberare tutti gli escursionisti dall’incantesimo e scese dal monte con lui integrandosi nel villaggio.

MORALE: Non bisogna dare giudizi affrettati basandosi unicamente sull’apparenza ma bisogna scavare fino in fondo nell’animo della persona per ricavarne la verità.

C’era una volta il signor Maleficius, conosciuto da tutti come un omone grosso e robusto, che soltanto a sentir il suo nome, tutta la gente del villaggio s’impauriva. Egli abitava in una casa sulla cima di un monte, il Monte Corvo, vetta molto famosa e inavvicinabile.

L’ultima volta che alcuni escursionisti si azzardarono a salire quelle ripide rocce per raggiungere la cima e per esplorare il paesaggio, si imbatterono in quel mostruoso individuo, e non fecero più ritorno.

Da quel giorno il Monte Corvo era conosciuto come il Monte della Paura e nessuno osava più percorrere quel sentiero.

Tutti quelli che volevano visitare quel luogo, venivano bloccati dagli abitanti del paese, i quali raccontavano loro la vicenda e la bellezza di quel luogo. E da qui inizia la storia: «Io mi chiamo Maleficius, conosciuto da tutti come “Mangia uomini”, più precisamente come “Mangia visitatori”. Sì, io non sopporto più tutta quella gente che invade i miei spazi e così dopo tanti anni di via vai, sono arrivato al punto di mettere fine a tutto ciò. Questa volta sarà l’ultima e non la passeranno liscia. È tutto pronto, aspetto che arrivino gli ospiti per dare inizio alla grande festa, ah! ah!».

Era primavera, quando gli ultimi visitatori percorsero il sentiero che portava sul Monte Corvo. Ed è proprio da quel giorno che nessuno osò più recarsi in quel luogo o meglio ci fu qualcuno del villaggio che andò a vedere come mai quei visitatori non fecero più ritorno a valle.

Ecco Don Silvestro, considerato uomo di gran coraggio e stimato in tutto il villaggio. Egli fu l’unico a salir fino in cima per capire che fine avessero fatto i visitatori, ma di loro non era rimasta nessuna traccia, così andò dal signor Maleficius a chiedere informazioni, ma Maleficius non gli diede nessuna risposta. Don Silvestro, ritornato a valle, raccontò che gli escursionisti erano spariti e che sicuramente erano stati mangiati. Nel frattempo Maleficius mise in atto il suo piano e pensò: “Ora vi faccio vedere, cosa sono capace di fare!!! Venite pure miei cari ficcanasi che vi sistemo io”. Arrivati i visitatori egli disse: «Benvenuti!!! Che ne pensate di questo posto? Certo che è stato duro arrivare fin qui!».

Uno di loro rispose: «La salita, con le sue ripide rocce è stata molto faticosa, ma il panorama è incantevole, direi proprio che ne è valsa la pena!».

Maleficius disse ancora: «Dai, su, venite! Vi porterò a vedere le bellezze di questo luogo! Ancora non avete visto niente, questo posto è colmo di zone sinistre e misteriose, non ve l’hanno detto quelli della valle? Non fidatevi di nessuno! Qui, oltre ad essere bello, è anche molto pericoloso!!! La natura è viva, parla, vede, ascolta ma soprattutto agisce, e si ribella alle presenze estranee. Pensate di essere così coraggiosi ad affrontare tutto questo? Finora è andato tutto liscio, ma non si sa cosa potrà succedere in seguito, dal momento che la natura non riesce più a sopportare gli intrusi che disturbano la quiete di questi luoghi. Io sono il padrone di questo monte e conosco perfettamente questa cima. Con questo non voglio mettervi paura, voglio soltanto avvisarvi che, chi entra qui, deve stare molto attento. Questa volta vi siete cacciati in un guaio troppo grande per voi! Che facce bianche che avete! Ma che vi sta succedendo? Non abbiate paura, non volevo impaurirvi, ho solo raccontato la storia di questo posto. Beveteci su, ecco per voi una piccola scodella di erba medicinale che vi farà senz’altro bene!».

Intanto Maleficius sghignazzava per aver raggiunto il suo scopo. «Presto, otterrò quello che ho sempre desiderato, il dominio assoluto di questo luogo. Ne sono convinto, da oggi in poi, qui, non metterà più piede nessuno!». Non passò molto tempo che l’infuso bevuto dagli escursionisti iniziò a fare il suo effetto malefico, cioè di trasformare i giovani visitatori in bestiole.

Intanto a valle, la gente del posto non faceva altro che parlare di quei poveri escursionisti che non fecero più ritorno e nei loro animi cresceva sempre più la paura e l’angoscia per ciò che era successo. Pensarono, quindi, di sbarrare il sentiero e disporre un’ordinanza mediante la quale nessuno vi poteva accedere; ma un bambino preso dalla curiosità, violando l’ordinanza si allontanò dalla valle e giunse da Maleficius.

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L’omone non aveva mai visto un bambino e osservandolo attentamente, con occhi straniti, si chiedeva da dove fosse arrivato. «Ehi, tu! Come mai, sei così piccolo?». Il bambino lo guardava in modo strano, non tanto per la sua mole, ma per quello che aveva detto, e rispose: «Signore come ti chiami, io sonftg un bambino, non mi vedi? Mi chiamo Paolino! Non hai mai conosciuto bambini? Io sono venuto fin qui, perché volevo conoscerti! Sai, su di te, giù a valle, girano brutte voci! Ma perché? Cosa fai di così orrendo? È vero che sei un “Mangia uomini”?». Maleficius ascoltò attentamente ogni minima parola che il bambino pronunciò e disse: «Ah! Ah! Ah! “Mangia uomini io”? La gente della valle ha proprio una grande fantasia!!! Come mai, tu sei qui, Paolino? Se io sono un “Mangia uomini”, come mai ti hanno fatto salire fin qui? Bravi questi signori! Pur di mettere in cattiva luce un povero solitario, come me, s’inventano storie del genere!». Paolino rispose che era curioso di sapere la verità e disse: «Tu non mi fai paura! Perché dicono di te, tutte quelle cattiverie? Io posso scendere a valle e dimostrare il contrario ma anche tu devi aiutarmi, che ne pensi?». Maleficius rispose: «Senti, piccolo marmocchio, torna da dove sei venuto e lasciami in pace, e che la gente della valle continui pure a sparlare!!! Io sto bene in mezzo alla quiete dei miei luoghi!». Il bambino rispose: «E va bene! Fai come vuoi! Continua per la tua strada, ma sappi che non farai altro che rimanere sempre più solo. Ciao! Io vado via». Quando rimase solo, Maleficius, colpito dalle parole del bambino, cominciò a pensare al suo modo di vivere, isolato da tutti. Quindi chiamò il bambino che stava andando via: «Paolino! Paolino! Aspetta! Fermati!». Il bambino sentendosi chiamare, si girò e vide Maleficius, il quale disse: «Ascolta Paolino, ho riflettuto su quello che mi hai detto e per questo motivo voglio rivelarti un segreto: tanto tempo fa, questo monte era molto visitato ma io capii che la gente veniva qui esclusivamente per esplorare questi luoghi e non per fare amicizia con me. Nessuno osava avvicinarsi, tutti avevano paura per la mia grande mole.

Così un giorno, non potendone più, decisi di trasformare un gruppo di escursionisti in bestiole, ma in realtà io non mangio nessuno. Le persone che non tornarono a valle sono qui. Ora tu, sei ancora disposto ad aiutarmi?». Paolino rispose: «Certo, dimmi cosa posso fare per te?». E Maleficius: «Lungo il sentiero che ti ha portato fin qui, avrai sicuramente visto un albero gigante, quello è l’albero della vita, vai lì, prendi un pezzetto di radice di quell’albero e un po’ di muschio che trovi sulla corteccia, poi corri subito da me». Il bambino fece tutto come gli era stato detto: prese un pezzetto di radice e il muschio, e scappò di corsa da Maleficius. Senza perdere tempo, Maleficius preparò la pozione della vita e la fece bere alle bestiole.

Nell’attesa che avvenisse la trasformazione, Maleficius e il bambino continuarono la loro chiacchierata quando a un tratto si trovarono circondati da persone: la trasformazione era avvenuta. Gli escursionisti spaventati scapparono a valle. Paolino e Maleficius cercarono di andare loro dietro, ma non riuscirono a raggiungerli perché erano già troppo lontani. Arrivati a valle, gli escursionisti colsero tutti di sorpresa. Poco dopo spuntarono anche il bambino e Maleficius. La gente della valle non riusciva a capire cosa stesse succedendo, anche Don Silvestro e gli altri escursionisti erano rimasti sconcertati. Paolino prese subito in mano la situazione spiegando che talvolta la gente fa troppo presto a giudicare dall’apparenza e attribuisce appellativi alle persone senza conoscerle. A voi tutti voglio dire che Maleficius non è un “Mangia uomini”, altrimenti né gli escursionisti né io saremmo qui. Da quel giorno la gente della valle accolse Maleficius come uno di loro e non lo chiamarono più “Mangia uomini”.

Baviera Dicembre 1378

Caro Maleficius,

siamo noi, gli escursionisti, quelli che tu hai trasformato in bestiole.

È passato del tempo dall’ultima volta che ci siamo visti, ma allora eravamo impauriti e siamo scappati a gambe levate. Solo più tardi, riflettendo, abbiamo capito di aver sbagliato perché avremmo dovuto darti la possibilità di spiegarci le ragioni.

Abbiamo, quindi, pensato di scriverti. Vogliamo per questo motivo chiederti scusa per il nostro comportamento assunto nei tuoi confronti. Non siamo stati capaci di capirti, ci siamo soffermati soltanto sulle apparenze senza “vedere” cosa c’era dietro quell’aspetto apparentemente rude e brutale. È vero, noi, come tanti altri, giungevamo fin lassù soltanto per ammirare le bellezze del paesaggio, ignorandoti, senza capire come una persona sola potesse venire isolata da tutti sulla cima di questo monte. Probabilmente tutto questo ti ha procurato molta sofferenza, portandoti ad agire con astuzia e cattiveria nei nostri confronti.

Pertanto ti porgiamo le nostre scuse e la nostra solidarietà accogliendoti tra di noi.

Stiamo pensando di venirti a trovare. Possiamo venire in tutta tranquillità o dobbiamo aspettarci qualche “scherzetto”?

                                        Un caro abbraccio dalle tue piccole bestiole

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